
Nella mente di un jihadista
- Editore
- Corsera - Corsivi
- Collana
- Primo Piano
- Pagine
- 18
- Prezzo
- 1,00 €
- Pubblicato
- 19/07/2016
E-book
Per una psicologia dellISIS
Quanto può contare la psicologia nellinterpretare il terrorismo, la guerra asimmetrica e il reclutamento di nuovi adepti da parte dellIsis. E come può aiutare nelle politiche di contrasto alla crescita del Califfato. Una chiave alternativa per comprendere lattualità.
Nel 2016 Europol diffonde il risultato di uno studio secondo cui il 20% dei jihadisti soffre di disturbi mentali. Si può davvero parlare di un rapporto tra follia e terrorismo? Non si rischia invece di sottovalutare linterpretazione di un fenomeno complesso che si è diffuso in questi anni con attentati suicidi ed esiti drammatici in Medio oriente come in molti Paesi occidentali ed asiatici?
Di fatto lelemento psicologico è chiaro nella nuova strategia del terrore, dai video cruenti ai manifesti web dello Stato islamico e ai trucchi di manipolazione del pensiero usati dai reclutatori per attirare nuove leve nel jihad, dal computer di casa alla trincea. Il progetto dellIsis è tuttaltro che nichilista come qualcuno afferma: la carta tuttora vincente del Califfo nel creare nuovi adepti in molte parti del mondo, al di là delle sconfitte sul terreno, è lofferta di certezze – identità e gloria a basso costo – che tende a crescere ad ogni nuovo attentato che da Parigi a Orlando, da Dacca a Nizza tende a creare ansia sociale e paura del crimine. Cosa accade allora nella mente dei superstiti delle stragi? Le conseguenze psicosociali per le vittime indirette degli attentati sono un fenomeno da studiare con attenzione quanto i processi mentali dei kamikaze per comprendere quanto è successo e prepararsi ad affrontare possibili minacce future. Imparando a lenire i traumi e le ferite aperte dei tragici eventi che hanno segnato la storia di questi ultimi anni.





